Diritti Umani o Interessi? Meglio il doppiogiochismo!

La posizione dell’Italia verso il regime di Nicolas Maduro è, almeno formalmente, molto chiara. I governanti e gli esponenti politici della maggioranza dei partiti e gruppi, si sono sempre schierati in favore del ripristino della democrazia e il rispetto dei diritti umani in un paese in cui, ogni 10 minuti muore una persona, sia per la delinquenza, sia per la scarsità di cibo e farmaci. Tale emergenza accresciuta negli ultimi anni, porta al parlamento italiano a confermare la sua posizione attraverso una risoluzione portata avanti nei mesi scorsi.

In Italia, grazie all’opinione pubblica e al lavoro intrapreso da alcuni anni da parte della comunità italo venezuelana, si è diffuso un sentimento di rabbia, tristezza e mancata giustizia nei confronti della situazione venezuelana. Poiché la crisi umanitaria lasciava alle spalle tante vite, i venezuelani scesero nelle strade e nelle piazze ottenendo come risposta una sanguinosa repressione che provocò la morte di non meno di 150 persone. Davanti a tale scenario, l’Italia segui la linea nordatlantica di sanzioni verso i funzionari coinvolti nella violazione dei diritti umani.

Nel lungo periodo però ci si accorge che nonostante la forte presenza di italiani nel Venezuela e il marcato scambio culturale tra i due paesi, lo Stato italiano non vada oltre alle semplici prese di posizione che rischiano di diventare sterili se non vengo affiancate da fatti concreti. L’Italia, infatti, fa molta fatica a tutelare i diritti dei connazionali in Venezuela, soprattutto a entrare nel merito delle sanzioni e le misure contro i funzionari dello stato venezuelano.

…Ma perché non c’è nulla di concreto?

Altro che sanzioni economiche, rispetto dei diritti umani e retorica diplomatica, l’etica rimane sempre in secondo piano quando ci sono gli interessi economici di mezzo. Di recente si sono approvate diverse mozioni dal Parlamento italiano, tra cui: quella del Senatore Pierferdinando Casini nel Senato, lo scorso 24 gennaio che ‘’impegna il Governo italiano ad adottare ogni iniziativa internazionale per ottenere dal Governo venezuelano un atteggiamento costruttivo, per impegnarlo a ripristinare la separazione dei poteri e salvaguardare le attribuzioni degli organi costituzionali” ; oltre alla Risoluzione Cicchitto che impegna il governo italiano “a proseguire nell’azione politico diplomatica per favorire una soluzione pacifica della crisi politica in Venezuela, ripristinando lo Stato di diritto e le necessarie garanzie sul piano della tutela dei diritti e delle libertà fondamentali” richiamandosi allo stesso tempo alla Risoluzione Porta il 27 luglio 2016, nella quale, l’Italia riconosce l’esistenza di un regime antidemocratico nel Venezuela e le diverse mozioni regionali e comunali portate avanti nel paese grazie all’incalcolabile sforzo della comunità italo-venezuelana.

Nonostante, lo scambio economico tra lo Stato italiano e il Regime di Maduro è più vivo che mai. Infatti, lo scorso 5 ottobre si è tenuta una riunione tra PDVSA (Petroleos de Venezuela S.A.) e l’ENI, per valutare e potenziare i progetti congiunti nel settore gas con lo scopo di approfondire le trattative mirate ad aumentare la produzione di questa risorsa energetica . Nella riunione erano presenti il vicepresidente dell’Eni, Federico Arisi e il Direttore Generale, Carmine De Lorenzo. Erano anche presenti i rappresentanti della ditta spagnola REPSOL che insieme all’ENI possiede il 50% della produzione nel ‘Bloque Cardón IV’ del Progetto ‘Rafael Urdaneta’. Tale riunione fa parte del progetto portato avanti dal presidente di PDVSA per consolidare i rapporti con gli alleati e soci, a livello energetico e non solo.

L’Italia si è fatta avanti nel garantire un po’ di tranquillità al regime di Maduro a livello economico e certamente politico. A questo punto vale la pena ricordare la mozione presentata dal consigliere regionale Giovanni Donzelli e approvata col voto unanime dal consiglio regionale della Toscana, nella quale si è sollecitata “l’eventuale sospensione degli accordi economici e diplomatici in essere con il governo venezuelano, qualora non venga superata la fase attuale d’instabilità del sistema politico ed economico” .
Ricapitolando, possiamo concludere che nella classe dirigente italiana restano due settori contrapposti: Da un lato, c’è chi bada soltanto al proprio tornaconto fregandosene della sofferenza dei popoli. Dall’altro, c’è un rimanente di persone oneste che si sbattono ancora per i diritti umani e per le libertà fondamentali e su di essi riposano le nostre speranze. Ma lo Stato, che dovrebbe rappresentare il Diritto, tutelare le libertà e la centralità della persona umana, continuerà a nascondersi dietro il tradimento e il doppiogiochismo? Sarà sempre questo il suo modo di fare politica?

Infine, una classe politica che esita così tanto a prendere delle decisioni e preferisce impiegare il doppiogiochismo come via di uscita non può prevalere nel tempo. Subirà, prima o poi, l’accumularsi dei problemi sui quali non ha mai voluto prendere posizione e non potendoli risolvere, ne uscirà sconfitta. La questione venezuelana, non comporta soltanto un test diplomatico per lo Stato, ma è la posta in gioco di una democrazia in pericolo e soprattutto, delle vite umane di milioni di italiani che risiedono in quel paese e patiscono una crisi umanitaria senza precedenti.