Intorno alle 18 di martedì 28/06 (mezzanotte in Italia) un elicottero della Polizia scientifica ha sorvolato a bassa quota il centro della città di Caracas, su di esso era riportato lo slogan “Libertà 350”, che rappresenta un richiamo evidente ad un articolo della costituzione venezuelana sul diritto alla insubordinazione in caso di in conclamata illiberalità delle istituzioni.

“Il Venezuela non è paese qualsiasi, il clima è francamente il peggiore possibile, ma la cosa peggiore è un’altra, l’incapacità del mondo di agire dall’esterno” così ha dichiarato il noto giornalista Enrico Mentana stamane in diverse trasmissioni Tv.

“Il Venezuela non è un paese qualsiasi oltretutto non lo è per gli italiani che sono con la loro emigrazione la spina dorsale ma tutto fuori da Caracas Tace.”

Invece nei pressi dall’Ambasciata del Venezuela a Roma, divampava il clamore di donne combattive che hanno manifestato e denunciato questo mercoledì 28 giugno contro la dittatura del governo di Nicolás Maduro.

Persino lo stesso ambasciatore del Venezuela in Italia Isaìas Rodríguez ha dichiarato di recente che non esiste tale “crisi” nonostante gli innumerevoli reports e documentari pubblicati dai media internazionali, pensando con la sua retorica bolsa e vaniloquente di poter contraddire la realtà.

Per quanto riguarda la manifestazione sotto l’ambasciata del Venezuela a Roma è stato concesso il permesso di manifestare per un numero massimo di 10 persone (secondo le richieste dell’ambasciata stessa) che anche sotto la pioggia hanno continuato nella loro attività di protesta.

La struttura diplomatica composta di “coraggiosi” funzionari restava chiusa al pubblico, ma era molta “attiva” nel lavorare sui social network (vedi Twitter), infatti con i loro lauti stipendi corrisposti in dollari da tutti contribuenti venezuelani, provvedevano a deridere senza motivo coloro che esercitavano un legittimo diritto alla protesta, guardandosi bene da scendere in strada ed affrontare il confronto civile.

In Venezuela negli ultimi mesi, almeno 73 ragazzi sono morti negli scontri violenti tra polizia e manifestanti ed altri diciassettemila sono rimasti feriti, durante le proteste contro il presidente Nicolás Maduro, salito al potere dopo la morte di Hugo Chávez ed accusato di avere trasformato il suo governo in una dittatura, con leggi e decreti per il controllo assoluto delle istituzioni.

La rivoluzione bolivariana presentata per anni, da alcuni intellettuali, come una storia economica progressista, si è rivelata semplicemente un enorme catastrofico insuccesso.

La situazione sociale e politica del Venezuela è disastrosa già da tempo e nelle principali città si tengono quasi quotidianamente manifestazioni causate dalla difficoltà di reperire cibo, medicinali e generi di prima necessità.

La disperazione popolare e l’assenza di una prospettiva, generano violenti scontri con la polizia e l’esercito che non esita ad applicare una brutale repressione.

Il Venezuela, sul punto di una guerra civile, attraversa una catastrofe umanitaria senza precedenti ed una crisi sanitaria aggravata dalla carenza di farmaci con cifre da vera e propria crisi umanitaria, ma il governo si ostina a bloccare l’apertura di ogni canale umanitario.

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