L’ambiguità del governo gialloverde di fronte alla crisi venezuelana continua a suscitare un profondo malcontento nell’opinione pubblica e, in particolare, nella comunità italo-venezuelana. Grazie alla posizione del governo Pentaleghista, l’Italia resta tra i pochi membri dell’UE che non riconosce Guaidò come legittimo presidente del Venezuela.

Dopo l’astensione degli 88 eurodeputati del M5S e della Lega di fronte alla risoluzione approvata dal Parlamento europeo in riconoscimento del governo Guaido, l’Italia ha deciso di non far parte degli Stati che hanno deciso di riconoscere ufficialmente il nuovo governo, proclamato lo scorso 23 gennaio a Caracas.

La frattura del governo italiano rispetto al resto dell’Europa si è posta in evidenza ieri, 4 febbraio, quando il governo ha deciso di non sostenere la decisione di altri 20 Stati europei, i quali, allo scadere dell’ultimatum concesso a Maduro, hanno deciso di riconoscere la Presidenza di Guaidò attraverso i propri canali ufficiali.

Tenendo in considerazione le dinamiche che hanno spinto larga parte dei governi democratici a prendere le difese del parlamento, ultimo organo democraticamente eletto nel Venezuela  e riconoscere che, secondo la costituzione venezuelana, spetta ad esso la formazione di un governo di transizione dopo il vuoto di Potere configurato da Maduro il quale avrebbe voluto continuare al vertice dell’Esecutivo senza però affrontare delle elezioni libere, il mancato riconoscimento del governo gialloverde nei confronti di Guaidò rappresenta la piena negazione, da parte dell’Italia, ad ogni possibile soluzione della crisi venezuelana che possa compromettere la permanenza del dittatore al Potere.

Questa decisione, oltre a riflettere una cambio di rotta nella politica estera che allontana il Paese dalle altre altre democrazie occidentali, accusa un’irriducibile sostegno – seppur non manifesto come qualche anno fa – da alcuni esponenti del governo gialloverde nei confronti di Maduro.

Nelle ultime ore, per calmierare la pressione dell’opinione pubblica, il governo si è detto favorevole allo svolgimento di elezioni libere nel Venezuela senza disconoscere Maduro, primo ostacolo per lo svolgimento di futuri comizi che diano una soluzione alla crisi politica in corso.

L’interrogante da porsi sarebbe: sotto quali interessi il governo gialloverde decide di assumere il costo politico di stare dalla parte di Maduro?

Sarebbe facile scivolare immediatamente sulla tendenza dei gialloverdi di porsi dal lato opposto di ogni decisione presa dall’Europa ma, in realtà, dietro alla strana posizione del governo ci sono degli interessi ben precisi, soprattutto, nel caso del M5S i cui esponenti hanno sempre esternato la propria simpatia per il regime di Maduro.

La simpatia dimostrata dallo stesso Grillo per il Venezuela in quanto “modello di democrazia diretta”, l’esternazione di Di Maio nel proporre Maduro come mediatore nella crisi libica nel 2017 e la visita nello stesso anno da parte di una delegazione del M5S nel Venezuela per commemorare la morte di Chavez e poi riunirsi con i vertici del regime venezuelano per concordare un continuo scambio di finanziamento e propaganda non sono eventi dispersi nel tempo, ma fanno parte di un’agenda in comune tra Maduro e i Pentastellati.

In altre parole, i costanti indizi che accomunano Maduro e i Cinquestelle fanno notare quanto questi ultimi siano legati al primo permettendoci di capire come la decisione di non riconoscere il governo di transizione di Guaidò sia dovuta a un compromesso al quale i Cinquestelle sono scesi ancor prima di arrivare al Potere. Si tratta di un compromesso che neanche Salvini, autoproclamato paladino della comunità italo-venezuelana, si è permesso di rompere.

Stando le cose così, si tratterebbe dell’unica decisione dell’attuale governo in cui a prevalere è la decisione del M5S e non quella di Salvini, apparso stranamente sottotono di fronte alla vicenda.