Questo articolo sara’ breve, perche’ non mi sento di infierire ulteriormente nel descrivere l’immagine pubblicata (il gesto dell’agente di polizia sotto l’arco sarebbe gia’ abbastanza).
Quel piccolissimo gruppo di persone staziona in modo energico e convinto davanti al Senato della Repubblica nel momento in cui Angelino Alfano relaziona sulla situazione in Venezuela. Chi non conosce la politica Italiana o l’Italia, mettendo insieme queste due informazioni potrebbe essere indotto a pensare che il Mediterraneo ospiti ancora un Paese comunista. Oggi, Comunismo? Si chiederebbe chi ha studiato o letto i percorsi storici delle grandi ideologie politiche. C’e’ chi dice che in Italia il vero comunismo sia finito con Berlinguer, quindi un po’ di tempo fa. C’e’ anche chi suggerisce che nemmeno Russia e Cina siano piu’ tanto comuniste sotto il mantello scarlatto.

E allora, quelle cinque o sei sentinelle dietro quel manifesto cosa fanno? Lottano contro “le destre venezuelane”? Lottano contro l’intervento USA (che, incidentalmente, opera su ben altri lidi)? A me sembrano rappresentare, cosi’ a prima vista, il colpo di coda di idee superate, il retaggio nostalgico di chi, mettendo sulla pubblica piazza quei messaggi, sostiene una dittatura solo in virtu’ di “politiche di partito”, di “parte”, appunto, cioe’ dogmatiche, soggettive e, quindi, irrazionali che fanno male a tutti: a chi ci crede, perche’ fuori dalle dinamiche attuali del mondo; a chi non ci crede, perche’ confonde sulla reale situazione locale e internazionale; e fa male anche a chi capisce molto bene il significato del teatrino che e’ stato annunciato dal Manifesto e poi realizzato con gli effetti imbarazzanti che vedete in foto. I leader del vecchio PC, se potessero, uscirebbero dalla tomba per espatriare.

Potrei cercare di giustificare manifesto e manifestazione con (nuovamente) l’ignoranza degli organizzatori sulla reale situazione in Venezuela. Ma sarebbe un gesto pietoso e troppo comodo. Rifugiarsi nell’ignoranza e’ come pronunciare un assassino “incapace mentale” e mandarlo in clinica invece che in galera (non succede mai, vero?). Invece bisognerebbe parlare chiaro e farsi spiegare, da chi vuole mantenere il Venezuela nel dramma che sta vivendo, perche’ non si vuole un intervento internazionale?
Io personalmente sono del parere che un Paese deve essere in grado di poter risolvere i propri problemi pacificamente con dialogo e pianificazione e al suo interno, tra le forze politiche nazionali; ma quando questo diviene impossibile e quando la gente muore ogni giorno, non ha i mezzi necessari per sopravvivere, non ha liberta’ ne’ vie d’uscita (perche’ un regime totalitario non da’ vie d’uscita, a dispetto di quello che possono credere certi nostalgici), allora serve un mediatore, una terza parte imparziale che possa riportare un certo equilibrio. C’e’ intervento e intervento e, in questo caso, l’omerta’ nascosta dietro il “lavarsi i panni in casa” non funziona piu’. Serve un intevento deciso, rapido e diretto delle forze internazionali, che non significa invadere il Venezuela o sostituire Maduro con una testa di legno scelta dalla CIA (forse e’ a questo che si riferiva il manifesto dei nostalgici?). Significa indire una conferenza di pace, significa bloccare le fonti di denaro che, in qualche modo, continuano a entrare nelle casse del governo di Caracas; significa isolare politicamente Maduro e sostenere attivamente il ripristino della democrazia. Significa, in altre parole, agire concretamente per fermare il sangue di innocenti che scorre nelle strade.

L’unica cosa positiva di questa immagine, se mi si passa la battuta, e’ il numero dei manifestanti: significa che, dopotutto, i soldi per pagare non ce ne sono piu’ e i voucher non hanno l’appeal del contante.

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