Quando ho deciso di scrivere sulla situazione in Venezuela l’ho fatto in risposta a un appello di alcune persone che conosco a Caracas e che hanno denunciato il silenzio del mondo a un dramma che giorno dopo giorno si gonfiava come un cancro maligno.
Anche la mia consapevolezza della gravita’ della situazione e’ cresciuta nel tempo, man mano che ricevevo notizie e immagini, quelle che pochi coraggiosi hanno deciso di divulgare.
Ultimamente, pero’, mi trovo a scrivere sulle morti dei giovani che si oppongono alla dittatura di Maduro, e qualcosa dentro di me si ribella. Non mi e’ mai piaciuto raccontare di violenza perche’ l’informazione dovrebbe essere costruttiva, produrre sapere, suscitare interesse. Non e’ nel mio stile cercare la notizia nel sangue; semmai, cercare di evitare che, quel sangue, venga versato.

E’ con questo spirito che mi metto di nuovo davanti al computer per commentare l’ennesimo necrologio, nella speranza che questo possa contribuire a sensibilizzare i governi internazionali perche; si decidano a intervenire per fermare quello che, senza esagerazioni o allarmismi, potrebbe sfociare in genocidio.

Miguel Castillo Bracho, 27 anni, e’ morto nella clinica de Las Mercedes lo scorso 10 maggio. Anche lui, come tanti altri giovani, era impegnato nella protesta dell’opposizione al governo ed e’ un’altra vittima della repressione della polizia militare (GNB). Secondo il sindaco di Baruta, Gerrdo Blyde, Miguel avrebbe ricevuto una ferita al costato. Il ragazzo era il figlio di una funzionaria del comune di Baruta e iscritto all’universita’ San Ignacio de Loyola.

Quest’ultimo dato mi fa pensare: degli ultimi due giovani rimasti uccisi di cui ho avuto notizia, entrambi erano giovani con una buona educazione e, presumibilmente, con una solida famiglia alle spalle. Sono stati entrambi vittime di “incidenti” fatali. Coincidenza? Se guardiamo alla storia dei movimenti totalitari vediamo che una linea comune da Stalin a Mao e’ stata sempre quella di colpire le “menti” di un paese che si voleva sottomettere alla dittatura, mentre la grande massa operaia era un problema relativo. Distruggere la classe borghese e’ fondamentale per togliere a quel paese la capacita’ di pensare, l’indipendenza intellettuale che e’ l’elemento base di ogni principio libertario. Che vi sia una lista di persone da colpire in maniera chirurgica? Io alle coincidenze non ho mai creduto e, anche se da un punto di vista umano la morte di una persona ha lo stesso livello di gravita’, da un punto di vista sociologico e politico esistono, purtroppo, le “morti strategiche”.
Spero di sbagliarmi, come spero che presto la comunita’ internazionale decida di agire in maniera concreta nei cofronti di Maduro, a cominciare dal governo Statunitense che e’ la potenza territorialmente piu’ vicina e che spende miliardi di dollari ogni anni per “portare la democrazia” nei paesi esteri. Vorrei dire all’Amministrazione Trump che il sudamerica e’ piu vicino di Medio ed Estremo Oriente. Non sarebbe male, oggi, rimediare alla politica golpista degli anni 70-90 che gli USA hanno imposto negli stati sudamericani per paura di un dilagare del Comunismo. La lotta del Venezuela per mantenere la propria democrazia oggi e’ anche figlia di quegli anni.

 

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