Dopo l’ingresso di un primo camion proveniente dal Brasile, il regime di Maduro ha blindato i confini del territorio allo scopo di bloccare l’ingresso degli aiuti umanitari. L’eccessivo uso della forza ha lasciato un saldo di circa 42 feriti e 4 persone uccise nel confine con la Colombia.

Gli attacchi sono stati portati avanti da Paramilitari piuttosto che dai militari, i quali non hanno esitato a sparare contro la popolazione civile disarmata. L’uso della violenza è stato eseguito in modo unilaterale da parte delle forze pro-Maduro nel tentativo di annientare le rivolte di migliaia di venezuelani che esigevano l’entrata del cibo e dei farmaci destinati a soccorrere l’emergenza umanitaria che colpisce la maggior parte dei venezuelani.

La confusione vissuta nelle frontiere è servita ad alcuni soldati venezuelani per disertare attraversando il confine. Resterà simbolico l’episodio in cui un carro armato ha superato la soglia della frontiera colombiana schiacciando le barriere che separano i due Paesi e dal quale sono scesi Quattro soldati venezuelani che si sono messi agli ordini di Juan Guaidò. Il gesto avrebbe ispirato altri soldati e almeno 23 militari hanno disertato dalle file di Maduro per passare dalla parte della Coalizione Internazionale guidata da colui che considerano il legittimo Presidente del Venezuela.

Anche il maggiore dell’esercito, Hugo Parra Martinez, ha superato il confine colombo-venezuelano e, una volta arrivato, ha preso la parola per riconoscere la Presidenza ad Interim di Guaidò facendo un appello al resto dei reparti militari.

Questi segnali di debolezza, a partire dall’entrata di un convoglio di aiuti provenienti dal Brasile fino alla diserzione di alcuni militari ha fatto infuriare i vertici del regime i quali, senza riserbo, hanno dato fuoco a Tre camion provenienti dalla Colombia bruciando non poche tonnellate di cibo e medicinali.

Quest’ultimo atto di ostilità sembra chiudere tutte le porte a ogni possibile dialogo tra le forze democratiche e Maduro.

Nel tardo pomeriggio, Guaidò ha dichiarato in conferenza stampa che il Venezuela si trovi in un punto di non ritorno, chiedendo ai venezuelani di insistere aggiungendo “siamo sempre più vicini”. Esprimendo parole di cordoglio in onore alle vittime, il Presidente ad interim ha responsabilizzato Maduro e i suoi amici paramilitari degli episodi di violenza.

L’uso di armi di fuoco nei confronti dei civili e la decisione di distruggere dei soccorsi destinati alla popolazione, dimostrano come lo Stato venezuelano e le sue istituzioni si trovino sotto sequestro da parte di un tiranno che, pur di mantenere il controllo sul territorio, sembra disposto a configurare consapevolmente il casus belli che dia vita a un’ulteriore escalation.

Da notare che il fronte militare, l’ultima carta di Maduro, sembra sgretolarsi progressivamente con il trascorrere dei giorni. A questo punto, il Regime potrebbe perdere, prima o poi, il monopolio della forza sul territorio venezuelano rischiando di rimanere senza potere negoziale sufficiente per confrontarsi con le forze democratiche.