Un pugno di ferro è calato sull’economia venezuelana. L’inarrestabile iperinflazione che erode il potere d’acquisto delle persone è l’ennesima conseguenza di una catena di errori e omissioni commesse da parte di un regime che ha fatto crollare l’intera produzione del paese.

Dopo tanti anni di politiche economiche sbagliate in cui il regime di Chavez si è appropriato arbitrariamente delle aziende che mantenevano in piedi l’intera nazione, per poi accanirsi contro la piccola e mediana impresa fino a creare un monopolio assoluto nel quale lo Stato è diventato l’unico proprietario e datore di lavoro, il Venezuela oggi ne risente le conseguenze.

Nel grafico si evidenzia un’esponenziale aumento dell’inflazione dal 2013 all’anno corrente. Si va dal 41% alla cifra record di 2349% secondo i dati del FMI

Allo stesso tempo, l’ingannevole strategia di un tasso di cambio fisso sopravvalutato nei confronti del dollaro e mantenuto in piedi per almeno 15 anni mentre, nella realtà dei fatti, il divario da una valuta all’altra aumentava man mano che i venezuelani domandavano più dollari nel mercato nero per non vedere svalutati i propri risparmi, ha trascinato il paese verso una deriva inflazionistica paragonabile al caso dello Zimbabwe (2008).

Con il trascorrere del tempo e con il venire a meno della produzione nelle mani dello Stato, sia per l’incapacità dei nuovi lavoratori ingaggiati per mero traffico d’influenze e fedeltà ideologica verso il regime, sia perché l’intenzione iniziale è stata sempre quella di trasformare le aziende confiscate in serbatoi elettorali che garantissero dei futuri successi elettorali alla “revoluciòn” attraverso il voto di scambio, il governo di Chavez e successivamente quello di Maduro hanno optato per i prestiti internazionali e la vendita di titoli, accumulando un debito complessivo di almeno 8.400.000.000$ durante il 2017.

Nel frattempo, per aumentare le proprie entrate, il regime di Maduro ha deciso di stampare più moneta per aumentare le proprie entrate spingendo il Signoraggio fino al suo massimo per poi trascinare il Venezuela verso la presente deriva iperinflazionistica.

Il regime ha continuato sulla strada degli interventi e delle espropriazioni ingiustificate portando al crollo della produzione che ha originato la conseguente disoccupazione e infine, l’allarmante emergenza umanitaria che colpisce l’intero paese.

In questa drammatica catena, la mancata produzione di beni e servizi essenziali ha aumentato la domanda di tali prodotti, le importazioni non sono bastate per soddisfare la domanda interna e cominciò a fermentarsi un’iperinflazione che quest’anno raggiungerà la cifra tonda di 1.000.000%. Come risposta, lo Stato ha decretato la soppressione di cinque zero dalla moneta in modo da nascondere la pesante svalutazione. Nell’ennesima riconversione monetaria, non si parlerà più di 500.000 ma di 5 bolivar… (A mio avviso è una misura che equivale a pitturare il lato esterno di una palazzina che crolla)

Le peggiori conseguenze le affronteranno i lavoratori, ai quali Maduro ha aumentato il salario minimo fino a 5.196.000 bolivar. Una buona notizia fin quando notiamo che per acquistare 1$ i venezuelani devono sborsare 3.525.680,8 bolivar. In altre parole, in un economia dove tutti i prezzi sono dollarizzati – poiché non producendo nulla, tutto viene importato – i venezuelani dovranno cavarsela con 1,47$ al mese.

 

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Estefano Soler
Estefano Soler Tamburrini, nato il 25.08.92. Ex dirigente studentesco nel 'Movimiento Estudiantil', Venezuela.(2014-2015) Studente di Scienze Politiche, Sociali e Internazionali all'Università di Bologna (2016 - oggi)