Carestia di cibo e medicinali, criminalità organizzata e un’endemica violenza nelle strade fanno il pane quotidiano dei venezuelani che, disincantati dalle false promesse di una classe dirigente che ha rovinato il paese, si sottomettono in maniera rassegnata a una crisi che diventa “normalità”. Ma la crisi venezuelana ha un’origine e tale origine ha un nome:

Dal 1999 con l’insediamento dell’ex-presidente Hugo Chavez, il Venezuela è entrato in un periodo storico nel quale, tutto ciò che era stato costruito fino a quel momento è stato progressivamente distrutto da un governo il cui progetto politico si è basato nell’accumulazione di potere a discapito delle istituzioni pre-esistenti. Di fatto, sotto l’amministrazione Chavez, si sono fondati innumerevoli ministeri, missioni ed enti pubblici che si sostituivano ai poteri dello Stato. In questo modo, si perdeva l’efficacia amministrativa ma Chavez e il suo partito diventavano plenipotenziari.

CULTO ALLA PERSONALITA’

La decostruzione della repubblica non solo ha rappresentato la fine della separazione dei poteri, ma ha contribuito a stabilire un nuovo impianto costituzionale basato sul culto alla persona di Hugo Chavez. Autoproclamato “comandante en Jefe” e cioè, comandante capo dell’esercito e della marina, il presidente diventava una specie di condottiero attorno al quale doveva girare tutta la vita politica del paese. Tale passaggio non solo dimostrò la pretesa di instaurare un governo militare, ma era un primo passo per innalzare la sua figura quale arbitro unico dei rapporti politici e sociali del paese al di sopra di ogni istituzione e potere costituito.

CHAVEZ DAPPERTUTTO

Con un forte apparato propagandistico che lavorava giorno e notte nella costruzione di un idolo, il nome di Chavez appariva in modo invadente nelle strade, nei giornali e soprattutto nella TV, dove trasmetteva quasi quotidianamente un messaggio alla nazione che duravano da 5 a 8 ore. Inoltre, le sue foto abbracciando un’anziana, baciando un bambino, le diverse raffigurazioni in veste da soldato, operaio, sportivo, accademico e ogni versione possibile del “leader”, ricoprivano tutti i luoghi pubblici, istituzioni dello stato. Il volto di Chavez lo si trovava dalla scuola al parlamento, in ogni ente pubblico e addirittura, nei migliaia di cantieri inconclusi di un governo inefficace nell’amministrazione ma implacabile nell’esercizio del potere attraverso a propaganda e i petrodollari.

UN PASTICCIO IDEOLOGICO.

La politica nazionale costruita attorno a un singolo uomo non potrà che portare fallimento e distruzione per un paese, soprattutto se c’è si vive con l’incertezza di cambiamenti all’improvviso che rischiano di compromettere il futuro e la vita quotidiana delle persone. Neppure lui sapeva se era comunista, cattolico, neoliberale, jihadista, monarchico o seguace di una terza. Ovunque arrivava, Chavez si dichiarava seguace e sostenitore di ogni idea e modello politico con cui si relazionava. Ad esempio, in Cina era maoista, in Gran Bretagna professava sostegno per la terza via di Tony Blair e in Vaticano si dichiarava un fervente cattolico. Cosa aspettarsi del pasticcio ideologico di quest’uomo?

Dunque, non c’era nessuna ideologia professata, ma la promozione di Chavez come capo indiscusso. Si evidenziava inoltre, una crescente polarizzazione dovuta a un discorso violento, all’apartheid politico nei confronti degli oppositori e alla politicizzazione di tutti gli aspetti della vita sociale del paese

COLPO ALL’ECONOMIA:

Nonostante in Venezuela ci fosse una permanente campagna elettorale di un governo che non assumeva la responsabilità di trovarsi già da qualche anno all’amministrazione, non ci sarebbe mai stato un vero culto al capo senza l’intervento assoluto nell’economia. Il partito di governo passò a gestire direttamente la Statale PDVSA, dopodiché sotto la figura delle espropriazioni, il regime si impadronì di ogni attività economica, prima nel settore agricolo per poi dare il colpo di grazia a tutta l’industria petrolifera.

L’INIZIO DELLA CRISI UMANITARIA.

Il risultato di questa politica fu devastante. Alla faccia delle promesse di rivendicazione, la nuova gestione statale portò alla rovina tutte le aziende, portando alla caduta della produttività, a una maggior disoccupazione e certamente, alla drastica riduzione dei consumi. Nel giro di pochi anni, sarà sparito il ceto medio, sottoponendo il 70% della popolazione sotto la soglia della povertà.

Questo progetto politico, se da lato è servito alla permanenza di Chavez al potere, dall’altro ha causato l’impoverimento dei venezuelani. Anziché la caduta del greggio (come vogliono farvelo credere) alle origini della crisi umanitaria c’è soltanto la “Revolucion Bolivariana”.