Schiavizzarli quando non riesci a governarli, imprigionarli quando non puoi intimidirli e finalmente, costringerli all’esilio oppure ucciderli se diventano troppo scomodi. Questo è il modus operandi di un Regime che ha deciso di coprire il suo fallimento attraverso una cultura d’imposizione, violenza e scontri che vede nella morte, l’unico strumento politico efficace per restare al Potere.

Mentre cresce la tragica conta dei morti durante le manifestazioni (fino a 118 ieri), allo stesso tempo sale la quantità di prigionieri politici, arresti arbitrari e per ultimo, la fuga di migliaia di persone attraverso le frontiere. Il Venezuela non è più una Repubblica, i cittadini non sono titolari di diritti, ma sono sottomessi ad una netta usurpazione dei poteri.

Il Problema e le Origini

 Lo Stato, attraverso un processo di continue trasformazioni economiche, politiche e sociali avviato dal 2002, ha demolito le istituzioni. Gli interventi nel mercato, la regolazione dei prezzi, lo strangolamento della libera iniziativa e la violenta espropriazione delle imprese più importanti hanno reso lo Stato padrone di tutto, irrobustendo l’apparato clientelare fino a creare una forte dipendenza sociale nella popolazione.

Per i venezuelani, senza industrie ne opportunità, non fu più possibile realizzarsi attraverso il lavoro. Tutto dipendeva in tutto o in parte, dal Regime che impose un forte conflitto politico e sociale tra simpatizzanti e dissidenti, questi ultimi sempre più esclusi ed emarginati.

L’ultimo respiro della democrazia?

Alle elezioni parlamentari del 2015 l’opposizione vinse la maggioranza, ma il Regime vedendo crollare il mito di un largo sostegno popolare, si è reso conto che adottando minacce ai dipendenti pubblici, il voto di scambio e l’utilizzo dell’apparato clientelare, si erano resi inefficaci, per tanto era giunto il momento di passare ad un’altra tappa: verso il Totalitarismo.

Un Campo di Concentramento

Tutto questo porta alla crisi economica e umanitaria, lo Stato si è dimostrato incapace di erogare cibo, farmaci e tutti i prodotti industriali di cui si era appropriato. Le persone sono costrette a fare lunghissime file per accedere ai beni indispensabili e si sussistenza che non si trovano più, oppure sono razionati e alcuni iniziano a morire di fame. Lo stesso accade negli ospedali, che a causa della mancanza di farmaci e strumenti di lavoro per i medici, provoca spesso la morte dei pazienti per motivi che sarebbero stati considerati assurdi e inumani.

La fame e le malattie servono a sottomettere le persone, impegnandole in una continua sopravvivenza come in un campo di concentramento, indeboliti e disperati, i Venezuelani combattono tra di loro per le razioni di cibo che manca nei loro tavoli. Dall’altra parte Maduro, cieco, tra potere e paura, cerca di soffocare la dissidenza, uccidendo indiscriminatamente molte vite. Quelle vite svanite per strada che oggi ispirano il popolo verso la libertà…

Liberazione

“Alla fine ci eravamo stufati di inventare barzellette sul regime, scoprimmo che eravamo in condizioni di rovesciarlo” (Il Crollo, p. 201). Un Regime può soltanto creare il campo di concentramento, ma esso non può funzionare senza la collaborazione e l’obbedienza delle persone sottomesse.

Il fallimento è evidente, la paura non fa più effetto nel cuore dei Venezuelani. La fame e il dolore hanno provocato un risveglio, la mobilitazione popolare è il miglior criterio di valutazione per capire quanto siamo vicini alla libertà. Serve però, un cambiamento profondo non soltanto ai vertici del potere, ma anche tra i cittadini affinché l’ira e la mobilitazione di massa faccia crescere la fratellanza.

Un’ultima domanda… 

Quando il Venezuela sarà libero da tutto questo, potremo anche noi liberarci da quel campo di concentramento che ci rimane dentro!?

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