Le foto allegate a questo articolo provengono dalla manifestazione del 1 Maggio. Alcuni per fortuna si sono resi conto della gravita’ del gesto, completamente insensato, fuori contesto e pericolosissimo, e l’hanno postate su Facebook.
Che io sappia nessun media lo ha sottolineato, ma spero davvero che qualcuno possa smentirmi.

Gesto insensato, dicevo, perche’ non solo offende chi in questo momento sta lottando per la propria vita in Venezuela ( ma anche in altre parti del mondo), ma inneggia ad una forma di governo basata sulla repressione di quelle liberta’ che, in Italia, rendono possibile un tale atto di ignoranza.
E’ fuori contesto, si, perche’ con la caduta del muro di Berlino e l’avvento della globalizzazione i regimi totalitari figli di ideali storicamente spiegabili anche se molto opinabili, di utopie mal realizzate e di spinte di classe sono definitivamente crollati e si sono
trasformati in qualcos’altro, come il controllo finanziario, il signoraggio, il ricatto del microcredito nei paesi poveri, le tassazioni sulle tasse, ecc…e quell’ultra liberismo che, ripeto, rende possibile oggi un gesto anacronistico cui i nostalgici deviati ancora
si aggrappano.
E’, infine, un gesto molto, molto pericoloso. Pericoloso per il clima che stiamo vivendo attualmente in Europa, con movimenti “incontrollati” di migranti provenienti da Paesi devastati dalla guerra, un’Europa spezzata economicamente e senza un’identita’ forte (se mai l’ha avuta) che puo’ seguire una linea politica e sociale unitaria.
A livello Italiano inneggiare ai dittatori in occasione di un evento importante come il concerto del 1 Maggio e’ una conferma, se mai ce ne fosse ancora bisogno, della divisione che esiste, sempre piu’ marcata, nel nostro Paese: c’e’ l’Italiano medio, senza un’educazione adeguata, senza principi forti, privo di un’attaccamento alla nazione e all’idea di patria, roso dall’insicurezza e “isolato nel branco”, pronto a seguire il vento che soffia piu’ forte, piu’ caldo, o piu’ caotico. Perche’ e’ proprio nel caos che le mancanze di cui sopra possono piacevolmente mascherarsi dietro protagonismi, egocentrismi, fughe dalla realta’ e dissociazioni varie (l’aggressione ideologica e’ una delle peggiori).
E’ nel caos che la mediocrita’ riesce a farsi spazio e, persino, ad essere presa sul serio.
Dall’altra parte c’e’, invece, l’Italiano che ha i mezzi e l’opportunismo necessario per poter sfruttare a propri vantaggio la massa populista e tecnosofica che scalpita per uscire da un recinto di cui non vede i contorni e che proprio per la mancanza di riferimenti e’ pronta a seguire un re nudo pur di sentirsi libera.
Questi due gruppi sono gli Italiani che l’Italia non merita, che riescono a soffocare le eccellenze (poche) ancora rimaste e, soprattutto, a corrompere i giovani che sono disperatamente alla ricerca di modelli da seguire.

La crisi del Venezuela puo’ e deve essere letta, in Italia, attraverso le nostre reazioni. Quanti Italiani sono sinceramente colpiti dalla tragedia del Paese Sudamericano? E quanti, invece, pensano che sia una cosa di poco conto perche’ lontana, perche’ “non ci tocca”, perche’ ancora in Europa siamo liberi (!!!!!!)? E, quanti italiani usano falsi ideali come quelli di Maduro per destabilizzare e confondere?
Le risposte sono piuttosto evidenti, quindi abbiamo un grosso problema in Italia. Se non cominciamo a prenderne atto e a parlarne restera’ sempre un “finto problema”.
Non abbiamo leader adeguati al momento critico che stiamo vivendo. Vanno formati.
Ma non abbiamo nemmeno un modello educativo che possa formare futuri leader che abbiano flessibilita’ mentale, esperienza multiculturale, competenze tecniche sostenute da precisi principi morali, forte senso dell’identita’ Italiana, amore verso la sua gente e una visione continua e globale.
Mentre il Venezuela lotta nonostante, al momento, i suoi figli non hanno piu’ un futuro, l’Italia cosa fa? Con le nostre liberta’ civili (forse troppe e sicuramente male utilizzate) ancora salde, e il mondo tutto intorno a noi che da’ forti segnali di rottura, dobbiamo adesso, subito, lavorare per assicurare un futuro alle prossime generazioni di giovani Italiani, per evitare una distruzione etnica forse piu’ lenta di una guerra civile, ma sicuramente altrettanto inesorabile e devastante.

Il paragone con il Venezuela e’ esagerato? Chiedete ai Venezuelani che hanno vissuto la democrazia pre-Maduro e chiedete loro se i segnali della crisi sono arrivati in poche settimane, oppure erano nell’aria da lungo tempo.
La non azione ci rende tutti responsabili forse piu’ di azioni sbagliate. Dobbiamo agire subito per proteggere prima di tutto l’Italia, al di la’ degli interessi che l’Europa mantiene su di noi e, semmai, con un occhio al Mediterraneo dove, tempo fa, avremmo potuto giocare un ruolo da protagonisti.
Ma quello e’ ormai un sogno che naufraga ogni volta che la risacca porta sulle rive Italiane i cadaveri di Siriani e Libici. O li mette nelle mani dei trafficanti di uomini.
Dovremmo condannare con forza un gesto di chi inneggia a regimi totalitari perche’ e’ sbagliato nella forma e nella sostanza e fa del male a tutti.
Ma se il livello culturale che abbiamo oggi e’ questo, chi se ne accorge?

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