Con un post sui Social, il vicepremier nonché leader del M5S Luigi Di Maio ha deciso di rendere pubblica una lettera in cui risponde al Presidente ad interim Juan Guaidò, il quale gli avrebbe chiesto in quanto leader di una delle due anime che compongono il governo, di schierarsi in favore del ripristino delle istituzioni democratiche e delle libertà fondamentali nel Venezuela, paese nel quale risiedono circa 2 milioni d’italiani, come ben sappiamo.
 
Il vicepremier ha risposto alla lettera ricevuta lo scorso 5 febbraio salutando cortesemente Juan Guaidò per la vicinanza espressa nel contenuto della sua lettera, si è detto consapevole del momento difficile che attraversa il Paese sudamericano manifestando la propria solidarietà.
Il Di Maio pacifista e la Non ingerenza
Di fronte all’emergenza umanitaria che colpisce i migliaia di italiani residenti nel Venezuela e, pur essendo consapevole che il regime di Maduro opterebbe per continuare a decimare la popolazione attraverso lo sterminio di una popolazione ormai ridotta allo stremo anziché sottoporsi a nuove elezioni, il Vicepremier si augura che i venezuelani risolvano i loro problemi da soli.
 
Nonostante la cruenta repressione con la quale il regime venezuelano ha ucciso quasi 300 manifestanti dal 2014 fino ad oggi, raggiungendo la quota record di 966 prigionieri politici, Di Maio spera che i venezuelani possano decidere democraticamente il loro futuro. Uno strano augurio da parte di chi sa benissimo qual’è stata la risposta del tirano di Caracas di fronte all’ultimatum dell’UE e a tutti gli appelli nei quali gli è stato sollecitato di convocare elezioni libere e democratiche.
Se Maduro ha deciso di insediarsi a modo suo il 9 gennaio, senza presentarsi davanti il Parlamento (come richiesto dal testo costituzionale venezuelano nel suo articolo 233) e senza sottoporsi a elezioni libere, come si fa in ogni democrazia ai minimi della decenza, la logica ci indica che lo Stato venezuelano si trovi sotto sequestro o, almeno, sotto un vero e proprio autoritarismo e, in quanto Stato democratico, l’Italia non dovrebbe rimanere neutrale ma schierarsi dalla parte della volontà popolare. Sì, dalla parte di oltre il 90% della popolazione, come l’hanno già fatto il resto delle democrazie occidentali quasi nella loro interezza. 
…vs. Di Maio il rivoltoso
La risposta di Di Maio sembrerebbe quella di un pacifista che si appella al Papa per dare più consistenza al proprio argomento, peccato che la linea appena adottata dal vicepremier in politica estera appaia del tutto contraddittoria alla provocazione fatta da lui stesso insieme a Di Battista due giorni fa, quando si sono recati direttamente in Francia per offrire il proprio sostegno ai Gilet Gialli.
In questo brevissimo arco temporale nel quale, a distanza di due giorni vediamo due volti diametralmente opposti nello stesso uomo, bisognerebbe chiedersi: Perché lo stesso Di Maio, interessato a sostenere la rivolta dei Gilet Gialli in Francia, non fa altrettanto con il Popolo venezuelano? Come mai il vicepremier si mostra così interessato nel destabilizzare un governo democratico e al momento di affrontare la dittatura del Venezuela, si fa notare così blando e indifferente?
Risulta strano come Di Maio sia stato capace di incrinare i rapporti con la Francia mostrando il suo lato più rivoltoso a sostegno di un gruppo di manifestanti quali i Gilet Gialli i quali, a scanso di episodi di violenza, possono contare sulle garanzie offerte da una democrazia liberale e, nel caso venezuelano invece, decida di non condannare la dittatura  assumendo la posizione più favorevole a Maduro che esista nel contesto europeo.
Sembra che la differenza tra il Di Maio pacifista e il Di Maio rivoltoso sia quella che distingue buona parte di quella che lui stesso definisce “vecchia politica”: il compromesso.