Il 23 gennaio è tornato a segnare un prima e un dopo nei tempi politici del Venezuela. Sotto l’ombra di una data storica che vide il Movimento Studentesco del 1958 scendere in Piazza fino a fare fuori il Generale Pérez Jiménez, dittatore all’epoca, il Popolo ha deciso di tornare ad esprimere il proprio malcontento, questa volta, di fronte alla tirannide di Maduro.

 

Dinanzi ad un insediamento a capriccio con il quale Maduro ha rotto l’ordine costituzionale decidendo di fare il proprio giuramento di fronte a una Magistratura monocolore – composta nella sua interezza dai militanti del proprio Partito – anziché in Parlamento come lo prevede l’art. 231 della costituzione venezuelana, l’opposizione, rappresentata nell’Assemblea nazionale ha deciso di non riconoscere la Presidenza di Maduro dichiarando il “vuoto di potere” attraverso la figura dell’Assenza Assoluta prevista, questa volta, dall’articolo 233 del testo costituzionale. Successivamente, sono state convocate numerose assemblee cittadine in mezzo alle quali ha preso sempre più forma e consistenza quello ciò che era iniziato come una vaga ipotesi che poi si è trasformata nella realtà.

Tali assemblee cittadine, nominate ‘Cabildos’ nel gergo politico venezuelano, sono state appoggiate da una crescente massa di cittadini che hanno dato vita a una speranza sempre più grande. Anche nelle città più piccole si è verificata una massiccia affluenza dei cittadini. I continui incontri hanno contribuito ad arginare il malessere in un movimento organizzato e capace di mutare le aspirazioni in fatti concreti. D’altronde, sono arrivate le rappresaglie da parte di coloro che occupano ancora, in modo arbitrario, il Palazzo di Miraflores, i quali contano su una sempre più ristretta cupola ai vertici delle Forze Armate. Dalle minaccie alle persecuzioni, dagli arresti agli omicidi, il governo metteva in mostra, come sempre, il proprio repertorio in risposta a un malcontento che iniziava a manifestarsi ancor prima dell’appuntamento fissato per il 23 gennaio.

Nonostante, la sinergia provocata grazie alle speranze suscitate da un’Assemblea Nazionale che ha contato sul favore dell’Opinione Pubblica, ha superato ogni sorta d’intimidazione rendendo possibile la manifestazione del 23 gennaio alla quale i venezuelani hanno assistito sin dalle prime ore del mattino per esprimere univocamente la una voglia di cambiamento condivisa trasversalmente dalla maggioranza della popolazione.

Sebbene il Mondo sembrasse ormai abituato a vedere un Paese tendente a protestare sempre nei primi mesi dell’anno, la dimostrazione del 23 gennaio sarebbe stata diversa delle altre. Questa volta i venezuelani non erano disposti a tornare a casa a mani vuote ma consapevoli dell’importanza di un’opportunità che non si sarebbe più ripetuta, hanno deciso di metter via la paura, a dir meglio, di spedirla dalla parte dell’avversario. Questa volta non soltanto si riconoscevano come un’oceanica maggioranza, ma sapevano dove dirigere i propri passi.

Il merito è, da un lato, dell’Assemblea Nazionale la quale è riuscita a superare il cerchio al quale il regime l’aveva sottoposta per ancorare la propria sopravvivenza al rischioso piano di assumere le funzioni dell’esecutivo nella persona del proprio Presidente Juan Guaidò che, davanti a migliaia di mani alzate ha pronunciato un emotivo giuramento assumendo l’incarico di Presidente della Repubblica ad Interim. L’immenso raduno si era improvvisamente trasformato in un Parlamento a cielo aperto nel quale il Popolo si era fatto presente per sostenere in coro quella decisione di assumere una Presidenza le cui funzioni erano state usurpate da un Maduro che aveva dedicato lo scorso mandato alla distruzione delle istituzioni democratiche che in alcun modo frenavano le spinte autoritarie del suo predecessore.

Prendendo atto che le funzioni dello Stato sono state assorbite da un’Esecutivo che approfittava il graduale indebolimento della popolazione per mantenersi al Potere e che tale Potere è stato esercitato in maniera dispotica in favore di un’élite e a discapito di un’intera Popolazione alla quale sono stati derubati sia il Diritto al Suffragio che il Pane da portare a tavola per sfamare i propri figli, la Proclamazione del Presidente del Parlamento come Presidente della Repubblica ad interim è più che giustificata dall’urgenza di riscattare un Paese i cui abitanti non possono continuare ad aspettare un’improbabile presa di coscienza del tiranno che li opprime e rende sempre più difficoltosa la loro sopravvivenza.

Per tanto, era necessario che l’Assemblea Nazionale, tenendo conto dell’emergenza umanitaria che colpisce il Paese, prendesse la decisione di fare ciò che da circa Vent’anni non viene fatto nel Venezuela, e cioè, governare. 

E’ chiaro, nonostante, che i prossimi giorni non saranno per niente facili. La repressione da parte delle Forze Armate e Gruppi Paramilitari finanziati dal regime di Maduro ha lasciato una cifra di Tredici morti e diversi feriti nelle città principali. Tutto che Maduro intende giocarsela fino alla fine e userà al massimo gli strumenti e risorse di cui dispone ancora. Va ricordato che, sebbene alcuni elementi dei diversi corpi militari o di polizia si sono aggiunti alle proteste, ciò è stato fatto in modo spontaneo e non c’è ancora stata nessuna dichiarazione favorevole da parte dei vertici militari più volte chiamati in causa negli ultimi giorni. A dire il vero, nelle ultime ore è stata resa pubblica la dichiarazione del Ministro della Difesa Vladimir Padrino Lopez, nella quale ha ribadito la propria fedeltà, anche ideologica, al regime di Maduro.

Per quanto riguarda il piano delle Relazioni Internazionali, l’assunzione delle funzioni dell’Esecutivo da parte del Parlamento ha scatenato diverse reazioni. Mentre l’asse Pechino-Mosca ha deciso di rinsaldare la propria alleanza con Maduro che ritengono un interlocutore per la realizzazione dei loro interessi nell’Emisfero, gli Stati Uniti, seguiti da una parte sempre più consistente dell’Occidente, hanno deciso di sostenere la causa promossa dal Parlamento nel tentativo di ripristinare la democrazia nel Paese.

Le posizioni prese dalle diverse Potenze di fronte alla controversia hanno tratteggiato, in modo quasi automatico, i due poli che si contendono le sorti del Venezuela, le cui azioni saranno determinanti per le sorti del Paese. Nel continente americano c’è una chiara maggioranza composta da Argentina, Canada, Cile, Colombia, Brasile, Ecuador, Guatemala, Paraguay e Peru che riconosce Guaidò come Presidente, mentre Bolivia, Cuba, Messico e Nicaragua hanno ratificato il proprio sostegno a Maduro.

Ritornando alla realtà interna, la situazione sembra essersi definita da un lato con un Popolo che sostiene quasi nella sua interezza la decisione emanata dal Parlamento, dall’altro, un’élite che si afferra accanitamente al potere. Mentre Guaidò viene riconosciuto nelle strade come il legittimo Presidente, Maduro occupa ancora il Palazzo di Miraflores dal quale dovrebbe essere sfrattato se si vuole offrire all’Esecutivo ad Interim un efficace esercizio della Presidenza.

In conclusione, stiamo parlando di un’opportunità senza eguali per la quale bisognerà lavorare ancora per un po’ se si vuole raggiungere la liberazione del Venezuela. Il Presidente ad interim dovrà nominare da qualche parte – probabilmente un’ambasciata –  il proprio personale diplomatico. Il che è previsto. Inoltre, avrà l’arduo compito di mantenere il consenso degli alleati internazionale senza intaccare il sostegno della popolazione. Infine, stiamo parlando di un governo di transizione che avrà il dovere di mantenere l’Equilibrio in una tormenta che inizia appena.

Consapevoli che alla fine di ogni racconto i livelli di dramma superano la letteratura stessa, ci auguriamo che la buona volontà e la saggezza ci accompagnino al momento di costruire le condizioni propizie per raggiungere la normalità, sinonimo di una stabilità assente da molto tempo ormai e che i venezuelani non vedono l’ora di riabbracciare.