In Migliaia scendono in piazza. I venezuelani aspettavano l’arrivo di Guaidò che effettivamente è tornato in Patria. Accolto dalla folla e da alcuni rappresentanti dell’Unione Europea, il Presidente ad interim si è recato subito dopo all’oceanica manifestazione attendeva la sua presenza a Las Mercedes. 

Assenti del tutto le forze dell’ordine. Assente anche Maduro che non ha occupato lo spettro televisivo parlando a reti unificate. Non ha rilasciato neanche un’intervista. Un tiranno come lui non è solito a fare silenzio di fronte a queste sfide eppure questa volta la sua minaccia si è rivelata inefficace e lontana da essere materializzata.

Questo scenario configura una realtà del tutto particolare. Questa volta è ben diversa dalle altre: Maduro non ha portato a termine la sua minaccia. Non ha imprigionato né costretto l’esilio il suo avversario.

In altre parole, il solo fatto che Juan Guaidò sia tornato nel Venezuela senza che gli venisse toccato un solo dito, offre un evidente segnale di debolezza da parte di Maduro che è passato dall’imprigionamento di Leopoldo Lopez nel 2014 e l’uccisione di Oscar Perez nel 2018 all’inerzia totale nei confronti dell’uomo che sta mettendo a rischio la sua permanenza al Potere come nessun altro.

Un’altra ipotesi sarebbe quella di immaginare che Maduro stia prendendosi del tempo, che stia aspettando il venire a meno dell’euforia da parte degli oppositori e che stia saggiamente attendendo che Juan Guaidò si schianti da solo. Quest’ultima però non sembra una ragione plausibile per qualcuno che è ai minimi storici nei sondaggi e che, ogni volta che ha potuto, ha deciso di imporsi attraverso la paura, il sangue e la morte.

In ogni caso, il risultato finale dipenderà in gran parte dallo stato d’animo della Popolazione. Di quanto essa sia disposta a sostenere processi di lungo periodo che vanno al di là dell’euforia.