Presi ad Haiti figlioccio e nipote, stavano consegnando la droga

di OMERO CIAI

VENEZUELA INDEPENDENCIA (5)

UNA INDAGINE dell’agenzia antidroga americana (Dea) sta mettendo in grave difficoltà la famiglia presidenziale venezuelana. Due nipoti di Cilia Flores, la moglie del presidente Nicolás Maduro, sono stati arrestati ad Haiti mentre trasportavano 800 chili di cocaina. L’arresto di Efrain Campos Flores e di Francisco Flores de Freitas è avvenuto a Port-au-Prince nel corso di una operazione congiunta dell’antidroga Usa e della polizia haitiana. I due giovani sono stati successivamenti portati a New York dove nelle prossime ora compariranno davanti a un giudice.

Uno dei due, Efrain Campos Flores, è anche figliastro di Nicolás Maduro che lo ha adottato e cresciuto dopo la morte della madre, sorella di sua moglie Cilia. Entrambi erano in possesso di un passaporto diplomatico dello Stato venezuelano. L’operazione della Dea, secondo il racconto dell’agenzia Reuters, sarebbe iniziata all’inizio di ottobre quando i due giovani presero contatto in Honduras con un falso narcotrafficante che era in realtà un agente dell’antidroga. Efrain e Francisco cercavano qualcuno che li aiutasse a trasportare la droga dal Venezuela all’aeroporto dell’isola caraibica di Roatán e da lì negli Stati Uniti, dove pensavano di venderla. Nel corso di altri due incontri, che sono stati videoregistrati dalla Dea, i due nipoti di Cilia Flores avrebbero portato un chilo di cocaina per dimostrare al finto narcos che si trattava di polvere bianca di buona qualità. Ieri, infine, sarebbero caduti nella trappola con un carico da 800 chili.

Sono mesi che la Dea americana segue la pista del narcotraffico nelle alte sfere del potere in Venezuela. Procuratori di New York, Washington e Miami, hanno aperto indagini per riciclaggio e narcotraffico contro politici, militari e agenti di polizia del governo venezuelano. Fonti della Dea assicurano – ma già lo sostenevano i servizi segreti colombiani da qualche anno – che il Venezuela chavista è diventato una rotta privilegiata del narcotraffico tra la Colombia e gli Stati Uniti. Accusa alla quale il governo di Maduro ha sempre reagito sostenendo che si trattava di una manovra americana per destabilizzare il socialismo bolivariano. Tra gli alti dirigenti venezuelani implicati nel narcotraffico ci sarebbero, secondo la Dea, il numero due del regime e presidente del Parlamento, Diosdado Cabello, e l’ex ministro degli Interni, Tarek al Aissami. Cabello, in particolare, sarebbe a capo di un vero e proprio “Cartello della droga” chiamato “Cartel de los Soles”. E alcuni mesi fa un ex agente vicino a Cabello e poi fuggito negli Usa avrebbe consegnato alla Dea prove dell’attività illegale del presidente del Parlamento.

La moglie di Maduro e zia dei due arrestati, Cilia Flores, è considerata a Caracas come il vero potere che si muove dietro il presidente, a capo di una tribù personale di fedelissimi nella nomenklatura chavista. Nel suo account twitter si autodefinisce “Prima combattente della Repubblica Bolivariana del Venezuela. Figlia di Chávez. Costruendo la Patria con efficenza rivoluzionaria”. Cilia deve il suo potere personale  al fatto che fece parte, nel lontano 1992, del gruppo di avvocati che difesero Hugo Chávez nel corso del processo per il fallito tentativo di colpo di Stato contro il presidente Carlos Andrés Perez. Quando vinse le elezioni presidenziali alla fine del 1998, Chávez la volle con sé, nominandola prima presidente del Parlamento e poi Procuratore generale dello Stato.

Fonte: Repubblica

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